Intervista a Emiliano Venturini

Ricardo 28 gennaio 2019 intervista, venturini, walls of york

Nuova intervista per Giocare in Scatola. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi Emiliano “Wentu” Venturini, autore de Le Mura di York uscito il 31 Gennaio 2019 grazie a Cranio Creations. Ho avuto il piacere di giocare e, essendomi divertito, ho ritenuto opportuno invitare l'autore per una intervista.

[Ricardo] Ciao Emiliano, benvenuto su Giocare in Scatola. Preferisci Emiliano o Wentu?

[Wentu] Ciao a tutti e grazie per questo invito!
Sono davvero poche le persone che mi chiamano Emiliano ormai. In Internet e nel magico mondo dei giochi da tavolo mi sento decisamente “Wentu”, pronunciato rigorosamente “Ventu”, non “Uentu”, perchè verso la fine dello scorso millennio, quando nacque questo nickname, stavo studiando tedesco: decisi quindi di dare un tocco esotico al mio alter ego informatico con una bella “W” che è ormai diventata la mia firma, il mio marchio di fabbrica. E nessuno direbbe mai “Uagner” o “Ualzer”, vero?

[Ricardo] Le Mura di York è un “wall building”, una nuova categoria di giochi che mi sono appena inventato. Riassumendo, lo scopo del gioco è recintare la propria città cercando di ottenere risorse e punti e mantenendo fuori i vichinghi invasori. Credi possa andare bene per categorizzare il tuo gioco?

[Wentu] Durante il lungo periodo di creazione di Walls of York pensavo che l’idea di partire da uno spazio pieno di entità interessanti e circondarlo fosse decisamente originale. Come (quasi) sempre accade, qualcuno aveva già avuto la stessa idea molti anni prima. Ho imparato che questa meccanica si chiama, tecnicamente, “Area Enclosure”, vale a dire “Racchiudere una superficie”. Direi che Walls of York unisce le meccaniche di Area Enclosure con una variante più tangibile del Roll & Write, una meccanica che sta godendo di una certa popolarità in questi anni.
Ammetto però che “Wall building” è piuttosto evocativo e, se mai nascerà l’esigenza di caratterizzare una parte dei giochi di Area Enclosure, spero di essere considerato l’ideatore del “Wall Building”!

Le Mura di York

[Ricardo] Considerando che mi piacciono molto i giochi ambientati storici, mi sono documentato e ho scoperto che la vera città di York è stata davvero conquistata dai Vichinghi intorno all'860. Come mai hai scelto questo periodo storico e questo evento in particolare?

[Wentu] In modo molto semplicistico direi che i giochi si dividono in quelli che nascono dal tema e in quelli che nascono dalla meccanica. Vorrei chiarire sin da subito che Walls of York è nato dalla meccanica e non è mai stata intenzione mia nè dell’editore di puntare all’accuratezza storica di questo titolo. L’appeal del gioco è legato principalmente al suo essere un rompicapo simultaneo estremamente accessibile a un pubblico di tipo “Family”: meno di un minuto di spiegazione e tutti sono già pronti a gettarsi nella costruzione della loro personalissima città.
Dalla nascita alla sua pubblicazione, questo gioco è cambiato tanto, al limite dello stravolgimento. Walls of York è nato come “City Walls”, non per essere storicamente accurato. In fase di sviluppo abbiamo deciso di dare un’impronta più storica al gioco, ambientandolo in un luogo realmente esistente invece che in una generica città medievale. Il mio genuino desiderio ora è che il gioco faccia nascere nei giocatori la curiosità di approfondire la loro conoscenza della città di York, al di là di possibili inesattezze.

[Ricardo] Il gioco prevede che sia un dado a decretare la “forma” che le mura dovranno avere. Questo elemento introduce il giusto mix tra casualità (è appunto un dado) e di controllo (le forme possibili nonostante siano 6, hanno forme abbastanza standard). Durante la fase di design, hai valutato strumenti o meccaniche alternative al dado per raggiungere questo scopo?

[Wentu] All’origine dei tempi, le forme da utilizzare per piazzare le mura erano descritte su delle carte e ciascun giocatore poteva scegliere per sè una singola carta e piazzare le propria mura secondo la conformazione che vi era mostrata. Una delle evoluzioni più importanti del gioco è stato passare all’uso di carte estratte ad ogni turno e utilizzabili da tutti i giocatori contemporaneamente, rendendo il gioco molto simile ad un Roll & Write. Solo nella parte finale dello sviluppo è stato deciso di utilizzare l’attuale dado per snellire ulteriormente la gestione del gioco: nessun mazzo da rimescolareperiodicamente, ancora più vivace variabilità delle partite (perchè in linea di massima si potrebbe ottenere la stessa forma di mura da utilizzare anche venti volte di fila).

[Ricardo] Ho un dubbio che mi perplime dalla prima partita che ho fatto. Come mai il numero di giocatori è stato limitato a 4? Considerando il tipo di gioco avrei osato di più, magari portandolo a 6, se non addirittura a 8. C'è qualche ragione che mi sfugge, legata a questa decisione?

[Wentu] In realtà il gioco è continuamente presentato come giocabile in un numero di giocatori illimitato. La singola scatola permette di giocare in 4 giocatori per ovvie questioni di quantità di materiale: ogni giocatore ha comunque bisogno di tutto il materiale per giocare. Da qui l’indicazione 2-4 giocatori. Uno dei pregi del gioco è però quello che, unendo diverse scatole, si possono far giocare assieme un numero virtualmente infinito di giocatori. Ammetto di aver provato per la prima volta Walls of York dopo la pubblicazione con 8 giocatori e la sensazione è stata ottima! Immagino già il giorno in cui un intero padiglione della fiera di Essen sarà dedicata ad una singola partita di Walls of York con centinaia di partecipanti!

Rendering 3D

Wentu

[Ricardo] Analizzando la tua carriera di autore di giochi su BGG, ho scoperto che il tuo ultimo gioco (Carnac) risale al 2014. Come mai questa lunga pausa? Ti sei preso qualche anno sabbatico dal mondo del game design? E come mai questo ritorno di fiamma 4 anni dopo?

[Wentu] Credo la spiegazione sia decisamente semplice: sono un creatore molto lento! Nello tempo intercorso fra le mie pubblicazioni sono in realtà nati (e morti) numerosi giochi che, per vari motivi, non hanno mai visto la luce. Tanto di cappello a tutti gli autori che riescono a pubblicare ottimi giochi con regolarità e velocità impressionanti!
L’embrione di Walls of York risale al 2016: si trattava (parlo della primissima versione) di un euro game decisamente complesso della durata di due ore o più che aveva in comune con il gioco attuale solo la meccanica centrale delle mura per racchiudere una città e poco altro. Da quel momento, attraverso numerosi test, la presentazione all’editore, il successivo sviluppo e la pubblicazione, sono passati due anni abbondanti.

[Ricardo] Domande di rito anche per te.
Quale è la tua top 5 di giochi da tavolo moderni?

[Wentu] Ah, la domanda più difficile! Vorrei rispondere con almeno 50 titoli!
Sono un avido giocatore di tipo espansivo: preferisco 1 partita a 100 giochi diversi che 100 partite allo stesso gioco. Sono conscio del fatto che, per conoscere e giudicare correttamente un gioco, si debba spesso giocare un buon numero di parite. La mia curiosità ludica però mi porta a voler provare quanti più giochi possibile, anche perchè, come autore di giochi, ho il terrore di creare un gioco che “esiste già”.
Quindi, per tornare alla difficilissima domanda: dopo aver provato quasi 1300 giochi, i miei preferiti sono, in ordine casuale:

  • Pandemic Legacy Season 1: la più fantastica esperienza ludica che io abbia mai affrontato. Le emozioni che questo titolo ha regalato a me e ai miei compagni di avventura saranno difficilmente ripetibili. Se non lo avete giocato, prendete con voi due o tre cari amici e godetevi il viaggio tutti assieme!
  • Santorini: sono un avido astrattaro e vorrei nominare almeno altri 5 astratti ma Santorini per me rappresenta il meglio dell’astratto puro legato ad un appeal grafico-tematico difficilmente ripetibile e ad una leggerezza invidiabile.
  • Castles of Burgundy: il gioco che non mi stanco mai di giocare online. E’ come abbuffarsi di un piatto condito con una spezia di cui ignoro la provenienza: non so cos’è, ma non riesco a trattenermi dal giocare questo gioco ripetutamente tutte le volte che posso.
  • Seven Wonders Duel: “IL” gioco da due a informazione incompleta. A mio modo di vedere, è pressochè perfetto.
  • Blue Moon City. Non ve lo aspettavate, eh? Blue Moon City è stato scelto per rappresentare il mio autore preferito, Reiner Knizia. Se sono vittima di una ossessione ludica, questa è l’ossessione per il Dottor Knizia: al momento sto pervicacemente inseguendo il mio Knizia-Index30: 30 giochi di Knizia giocati almeno 30 volte ciascuno. Penso di essere anche il detentore del record per il maggior numero di giochi di Knizia giocati per la prima volta in 17 ore: 19 titoli! Insomma, un vero maniaco!

Sono rimasto nei 5 titoli richiesti ma ora devo correre ad espiare i miei peccati per aver escluso decine di giochi superbi! Era una domanda davvero crudele!

[Ricardo] Quanto spesso capiti su Giocare in Scatola? Quale è il tuo rapporto con la rete e il mondo social? Segui qualche blog in particolare?

[Wentu] Da alcuni anni ho abbandonato pressochè completamente Facebook e mi tengo alla larga da altri mondi prettamente social. Passo invece molto tempo su Youtube, attaccato avidamente a poche decine di canali estremamente interessanti e ben fatti. Nel nostro mondo, Youtube è una risorsa fantastica, per esempio per imparare a giocare a giochi nuovi senza doversi leggere il manuale da soli. Un abbraccio a tutti coloro che pubblicano materiale di qualità nel mondo dei giochi! Ovviamente la risorsa principale per navigare nel mare ludico è BoardGameGeek, che consulto quotidianamente.
Ammetto di aver scoperto “Giocare in Scatola” solo grazie a questa intervista. Potrete mai perdonarmi? [ndr NOOOOO!] Ho visto però in bella mostra una vera marea di articoli interessanti, fra cui numerosi sul mio prossimo gioco preferito, KeyForge. Questo vuol dire che non mi staccherò più dal vostro sito!

Siamo arrivati ai saluti. Grazie Emiliano/Wentu per la disponibilità. Un enorme in bocca al lupo per Le mura di York!

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